Ortofrutta e imballaggi in plastica: una finestra temporale da utilizzare con lungimiranza

Il Senato ha approvato in prima lettura la conversione del decreto-legge n. 143/2026, introducendo il comma 2-bis, che chiarisce un aspetto di particolare rilevanza per il comparto ortofrutticolo.

La disposizione prevede che gli imballaggi monouso destinati al confezionamento di prodotti ortofrutticoli freschi, erbe aromatiche, funghi coltivati e prodotti di IV gamma in confezioni inferiori a 1,5 kg non siano soggetti all’obbligo di compostabilità. Resta pertanto consentito l’impiego degli attuali imballaggi in plastica tradizionale nei limiti previsti dal Regolamento (UE) 2025/40, il quale contempla restrizioni operative soltanto a decorrere dal 2030.

Si tratta di un intervento normativo che merita di essere letto sotto una duplice prospettiva.

Un sollievo immediato per le imprese

“Sul piano pratico, la norma rappresenta una misura di ragionevole pragmatismo. Le imprese ortofrutticole stanno attraversando una fase caratterizzata da forti tensioni sui costi di produzione, dell’energia, della logistica e delle materie prime, con evidenti ripercussioni sui margini aziendali. In questo contesto, imporre un’immediata sostituzione degli imballaggi tradizionali con soluzioni compostabili certificate, spesso più onerose e non sempre supportate da filiere produttive pienamente sviluppate, avrebbe determinato un ulteriore aggravio economico e organizzativo. La scelta del legislatore appare quindi coerente con l’esigenza di accompagnare il settore lungo il percorso della sostenibilità senza anticipare unilateralmente obblighi che la stessa normativa europea colloca in un orizzonte temporale più ampio”, commenta Francesco Annino, Presidente Nazionale CNA Agricoltori.

Un rinvio che non deve trasformarsi in un’attesa passiva

Accanto agli effetti positivi di breve periodo, è però necessario cogliere il significato prospettico della misura.

La norma non introduce un’esenzione permanente, ma concede alle imprese un margine temporale aggiuntivo per prepararsi a una transizione che resta, a tutti gli effetti, inevitabile. L’evoluzione delle politiche europee in materia di economia circolare e riduzione degli imballaggi difficilmente lascia spazio a ripensamenti sulla direzione intrapresa.

Proprio per questo motivo, gli anni che separano il settore dal 2030 dovrebbero essere utilizzati per programmare gli investimenti, valutare le soluzioni tecnologiche disponibili, monitorare l’evoluzione dei materiali alternativi e costruire rapporti con fornitori in grado di garantire standard adeguati di qualità e sostenibilità.

Con il progressivo consolidamento delle filiere produttive e l’aumento della domanda, è ragionevole attendersi che le soluzioni compostabili diventino più accessibili sotto il profilo economico e più affidabili sotto quello tecnico.

Una finestra temporale da utilizzare con intelligenza

La decisione del legislatore offre dunque alle imprese un’opportunità preziosa: evitare costi immediati e gestire il cambiamento in maniera graduale.

Sarebbe tuttavia un errore interpretare questo rinvio come un motivo per rinviare anche la pianificazione. Le aziende che utilizzeranno questi anni per prepararsi per tempo alla transizione avranno maggiori possibilità di affrontare il cambiamento in modo efficiente e competitivo. Al contrario, chi attenderà l’approssimarsi delle nuove scadenze rischierà di trovarsi a gestire l’adeguamento in condizioni meno favorevoli.

In definitiva, più che una deroga, quella approvata dal Senato appare come una vera e propria finestra temporale da utilizzare con lungimiranza, trasformando un differimento normativo in un’opportunità di preparazione strategica.

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