Cazzullo alla CNA: “L’Italia è nata dal lavoro delle mani”

Una vera e propria ‘lectio magistralis’ sull’importanza del lavoro artigianale, l’arte, la storia, la cultura su cui si fonda l’artigianato e il Made in Italy celebrato nel mondo. Un racconto che si cala nella storia delle botteghe del dopoguerra sino all’attuale intelligenza artificiale, in ottant’anni di storia in cui l’identità del Paese si forgia attraverso il filo rosso del lavoro. Il lavoro anche e soprattutto manuale.  È il contributo, apprezzatissimo dalla platea degli imprenditori della CNA, di Aldo Cazzullo, in apertura dell’evento che ha celebrato l’ottantesimo dell’associazione alla presenza del Presidente nazionale Dario Costantini, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del Ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

Cazzullo racconta come tutto ebbe inizio il 9 dicembre 1946, quando, nella Roma ancora segnata dal conflitto, alcuni artigiani decisero di mettersi insieme fondando la CNA. Un’Italia povera, con le case distrutte e molti problemi ma con una straordinaria fiducia nella possibilità di ricominciare.

Il lavoro come motore della ricostruzione

Negli anni Cinquanta, dice Cazzullo, “avevamo molto di meno ma eravamo più ottimisti, perché si andava dal meno al più”. Oggi è il contrario.  Basti guardare il crollo delle nascite: dai 700 mila bambini del 1917 agli 800 mila del 1943, fino al picco di 1.250.000 nel 1964. L’anno scorso, ricorda lo scrittore, le nascite sono state circa 320mila. Siamo passati dai sacrifici della ricostruzione, al boom economico degli anni 60, al benessere degli anni 80 e poi dalle crisi del 2001 e 2008 sino ai nostri tempi, quelli dell’intelligenza artificiale dove il valore del lavoro umano rischia di perdersi a vantaggio della finanza. “Penso che la difesa dei piccoli imprenditori, del ceto medio sia l’obiettivo di qualsiasi forza politica perché l’invadenza di grandi capitali… è una concorrenza sleale” – puntualizza. Per Cazzullo, la vera sfida dell’epoca contemporanea risiede nel proteggere chi produce valore reale: “La vera frontiera è la difesa del lavoro, del lavoro anche del lavoro fatto con le mani. Chi lavora con le proprie mani, chi intraprende, chi alza la saracinesca, chi ha il suo laboratorio, chi ha la sua piccola impresa, va aiutato, va sostenuto, va tutelato”.

Dalla bottega alla poiesis

Per Cazzullo l’Italia non nasce nel 1861. “L’Italia era nata dall’arte, dallo stile e dalla bellezza, era nata dalla poiesis”. Poiesis viene al greco poieo: fare, fare con le mani, creare attraverso l’intelligenza e le mani insieme. È per questo che il lavoro artigiano diventa qualcosa di più di una semplice attività economica. È una forma di cultura. Un concetto che attraversa secoli di storia italiana: dal lavoro dei contadini a quello degli artigiani, dagli artisti alle botteghe rinascimentali, fino alle piccole imprese contemporanee.

Dante e gli artigiani

Personaggio centrale del racconto è Dante che, spiega Cazzulo, considera la natura ‘figlia di Dio’ e l’arte umana “nipote di Dio”. L’artigiano, dunque, partecipa a quel processo creativo attraverso il quale l’uomo trasforma la materia. È una concezione del lavoro molto distante dall’idea dell’arricchimento ottenuto semplicemente attraverso il denaro e infatti il Sommo Poeta pone una severa distinzione morale fra lavoro creativo e speculazione. Da qui il riferimento agli usurai collocati da Dante tra i peccatori dell’Inferno: una critica alla ricchezza che non nasce dalla creazione, dal lavoro o dalla trasformazione della realtà, ma dal denaro che produce altro denaro.

San Francesco e la dignità del lavoro

Nel racconto di Cazzullo, un ruolo fondamentale è affidato a San Francesco d’Assisi, definito “il primo italiano” e “la figura fondativa della nostra identità”. Il riferimento è al Testamento di Francesco e alla sua idea del lavoro come attività concreta, dignitosa. “Io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare e voglio fermamente che ogni frate faccia un lavoro onesto… per tenere lontano l’ozio e dare l’esempio. E ognuno deve essere remunerato non in base alla sua autorità ma in base al suo lavoro”, ricorda Cazzullo citando Francesco. Un’idea molto distante dall’economia contemporanea in cui molto spesso viene remunerato lo ‘status’ e non il lavoro effettivamente svolto.

L’intelligenza artificiale e la centralità dell’uomo

Se il Rinascimento fu anche una stagione di innovazione tecnologica, oggi la grande trasformazione passa dall’intelligenza artificiale. E per Cazzullo la questione fondamentale non è fermare l’innovazione, ma stabilire quale ruolo debba avere l’uomo. “Benissimo l’innovazione tecnologica, ma deve essere al servizio dell’umanità, non di tre o quattro potenti”. Cazzullo parla dell’‘Umanesimo cristiano’ come di uno dei grandi contributi italiani alla cultura occidentale: l’idea che ogni essere umano sia unico e irripetibile. La tecnologia, dunque, può cambiare il modo di lavorare, ma non dovrebbe cancellare il valore della persona che lavora, crea e decide.

Leonardo e Michelangelo: due modi di essere italiani

Anche il Rinascimento viene raccontato attraverso il lavoro e il carattere. Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti, contemporanei, sono due figure opposte e complementari: il primo curioso, raffinato, ben vestito, progettista e inventore; il secondo scultore, uomo politico, figura tormentata e fortemente legata alla materia. “Leonardo e Michelangelo, due tra i più grandi geni della storia, non si sopportavano”, racconta Cazzullo, ma rappresentano i protagonisti del genio italiano, il mix tra creatività, tecnica, manualità e capacità di innovare”.

Le donne, custodi dell’identità italiana

Un altro capitolo importante dell’intervento è dedicato alle donne. “Io sono convinto che le donne siano le vere custodi dell’identità italiana”, afferma Cazzullo, ricordando il ruolo assunto dalle donne durante la Prima guerra mondiale, quando entrarono nei campi, nelle officine e nelle attività artigianali sostituendo gli uomini impegnati al fronte. “Non avremmo mai vinto senza di loro” – chiosa. Il riferimento alla storia si intreccia ancora una volta con Dante. Cazzullo sottolinea come Dante collochi nella Caina, tra i luoghi più terribili dell’Inferno, gli assassini dei propri familiari. “La violenza contro le donne, osserva, “è un problema degli uomini che dobbiamo risolvere noi”. E le donne sono protagoniste e salvatrici nelle storie di San Francesco e Dante ma anche nella storia della nascita della Repubblica con il diritto di voto nel 1946, anno di nascita della CNA.

«Fatti non foste a viver come bruti»

Il finale dell’intervento torna alla figura di Ulisse e al tema della conoscenza. Il celebre verso dell’Inferno rappresenta quasi una sintesi dell’intervento: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Per Cazzullo, quelle parole rappresentano uno dei simboli della curiosità e della capacità italiana di mettersi in viaggio, cercare, inventare. “Non siamo un Paese qualunque – conclude – ma geniale, anche se con mille difetti abbiamo inventato, plasmato, fatto opere che nessuno al mondo riesce a fare”.

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