Dissesto idrogeologico, 513 milioni per le opere strategiche: più spazio alle Autorità di bacino

Rafforzare la prevenzione del dissesto idrogeologico attraverso una programmazione più organica e investimenti concentrati sulle opere di maggiore rilevanza. È questo l’indirizzo illustrato dal ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, durante il question time al Senato del 15 ottobre 2026.

La novità riguarda il ruolo delle sette Autorità di bacino distrettuali, individuate dal Governo come interlocutori per la gestione degli interventi strategici. L’obiettivo è superare un sistema caratterizzato da numerosi lavori di dimensioni limitate, privilegiando progetti capaci di incidere sulla sicurezza di aree territoriali più ampie. Per il settore delle costruzioni, il nuovo orientamento richiama l’attenzione sulla necessità di trasformare le risorse stanziate in opere effettivamente realizzabili, attraverso una selezione delle priorità e un coordinamento più stretto tra programmazione, progettazione e attuazione.

Il nuovo indirizzo illustrato da Musumeci punta invece a coinvolgere direttamente le Autorità di bacino distrettuali nella realizzazione delle opere considerate strategiche. Secondo il ministro, il modello adottato finora avrebbe prodotto in molti casi interventi di portata limitata, senza affrontare in modo sufficientemente organico le criticità territoriali. La scelta di valorizzare le Autorità di bacino risponde alla volontà di utilizzare le competenze di organismi che dispongono di una conoscenza approfondita delle fragilità idrogeologiche dei rispettivi distretti. Il cambiamento si inserisce in un percorso di revisione delle modalità con cui vengono programmate le risorse pubbliche per la mitigazione del rischio. La sfida sarà coordinare le nuove responsabilità con quelle degli altri soggetti coinvolti, assicurando continuità amministrativa e tempi adeguati per l’avvio dei cantieri.

La selezione degli interventi si basa su tre criteri principali:

  • Rilevanza strategica: le opere devono produrre benefici significativi per la sicurezza e lo sviluppo di territori estesi.
  • Maturità progettuale e cantierabilità: viene considerato il livello di definizione dei progetti e la possibilità di procedere concretamente alla realizzazione.
  • Addizionalità delle risorse: sono privilegiati gli interventi che non dispongono già di altri finanziamenti ordinari.

L’impostazione punta quindi a collegare la priorità dell’opera alla sua capacità di ridurre il rischio e alla possibilità di utilizzare efficacemente le risorse disponibili. Resta centrale, per la riuscita del programma, la capacità delle amministrazioni e dei soggetti attuatori di portare a termine gli adempimenti necessari all’apertura dei cantieri.

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