“I patronati svolgono un ruolo fondamentale come intermediari dell’INPS e punto di contatto quotidiano con i cittadini”. Lo ha detto la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, intervenendo alla presentazione del XXV Rapporto annuale dell’INPS. Nel suo intervento, la ministra ha ricordato che l’INPS “non è solo ed esclusivamente costituito dalle persone che operano direttamente all’interno degli uffici, ma è anche un punto di contatto con la società e con quegli stakeholder che sono quotidianamente in relazione con l’Istituto“. Calderone ha infatti rivolto un importante ringraziamento “alle parti sociali, ma soprattutto anche ai patronati, ai professionisti, ai consulenti del lavoro, a tutti coloro i quali hanno un ruolo importante di intermediari dell’Istituto”.
La mattinata si è aperta con la relazione del Presidente INPS Gabriele Fava, il quale ha snocciolato i numeri del XXV Rapporto. “Quest’ultimo – ha tenuto a precisare Fava – rappresenta un fil rouge per leggere e interpretare le profonde trasformazioni in atto”. “Le trasformazioni che attraversano in presente – ha aggiunto – da quella demografica a quella digitale hanno implicazioni nel mondo del lavoro, della famiglia e sull’intera società. Per questo motivo l’INPS sta evolvendo da ente erogatore a grande infrastruttura di welfare nazionale”. “La transizione demografica è una delle sfide più profonde per il nostro modello di protezione sociale – ha insistito – la sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre o coefficienti: si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro. Se il lavoro è debole, la previdenza sarà fragile. Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti. Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione. La pensione non inizia il giorno in cui una persona lascia il lavoro. Comincia molto prima: nel primo contratto, nella continuità contributiva, nei salari, nella possibilità di conciliare lavoro, cura e famiglia. La previdenza è il punto di arrivo di una storia sociale ed economica”.
Lavoro e occupazione
E il focus della presentazione è stato proprio il lavoro. Secondo il Rapporto, infatti, l’occupazione continua a crescere. Nel 2025 gli assicurati INPS salgono a 27,2 milioni, con un aumento di circa 244 mila unità rispetto al 2024 e di 1,7 milioni rispetto al periodo pre-pandemico (+6,8%). La crescita interessa soprattutto giovani fino a 34 anni (+12,4%), donne (+7,8%) e lavoratori extra UE (+35,5%). Aumenta anche il numero medio di settimane lavorate (43,2), confermando una maggiore continuità e stabilità occupazionale. I contributi sociali, invece, raggiungono 273 miliardi di euro, oltre 10 miliardi in più rispetto all’anno precedente, grazie all’espansione del lavoro dipendente e all’aumento delle retribuzioni imponibili.
Nota dolente: i salari ancora bassi nonostante piccoli progressi. Secondo il Rapporto la retribuzione media annua lorda dei lavoratori dipendenti sale a 27.649 euro (+14,5% rispetto al 2019 e +3,6% sul 2024), ma l’incremento non è ancora sufficiente a recuperare gli effetti dell’inflazione accumulata nel 2022-2023.
Previdenza
Sul fronte previdenziale, invece, il numero dei pensionati resta stabile a 16,4 milioni, mentre le nuove pensioni liquidate scendono a circa 1,5 milioni (-1,8%) rispetto al 2024. Cresce invece la componente assistenziale, in particolare l’indennità di accompagnamento, mentre aumenta l’età media di accesso alla pensione di vecchiaia e anticipata, che raggiunge i 64,7 anni. Contestualmente emerge il fenomeno crescente dei pensionati che continuano a lavorare, a testimonianza di una relazione sempre più fluida tra attività lavorativa e pensionamento. Tra i pensionati con decorrenza 2019-2023, quasi il 6% risulta presente negli archivi dei lavoratori dipendenti del settore privato. Nell’anno di decorrenza della pensione, la continuità con il precedente datore di lavoro è molto elevata: circa nove nuovi pensionati lavoratori su dieci restano presso la stessa impresa.
Sostegno alla genitorialità
Sul versante famiglia, secondo l’INPS, le analisi confermano l’importanza dei trasferimenti economici a sostegno della natalità e alla genitorialità, ma evidenziano soprattutto il ruolo decisivo dei servizi in grado di favorire la partecipazione al lavoro, in particolare delle donne. L’Assegno Unico e Universale ha raggiunto nel 2025 un tasso di copertura quasi del 95%, con effetti positivi sulla probabilità di avere un secondo figlio per alcuni gruppi della popolazione. Il Bonus Asilo Nido si conferma una delle misure più efficaci nel ridurre i costi di cura e sostenere l’occupazione femminile: il tasso di utilizzo è passato dal 4% nel 2017 a oltre il 35% nel 2025. Le famiglie a basso reddito, pur avendo diritto ad importi più alti, fanno meno ricorso alla misura. Quando usato il bonus ha favorito l’occupazione delle madri: i risultati delle analisi mostrano un aumento del 17% nella probabilità di occupazione tra le beneficiarie. Un passaggio significativo è stato dedicato dal Presidente dell’INPS al lavoro agile, che, “se ben utilizzato può contribuire a ridurre la penalizzazione economica legata alla maternità e a favorire una maggiore condivisione dei carichi familiari attenuando la frattura fra genitorialità e lavoro”.
Questo articolo XXV Rapporto INPS, Calderone: “Parti sociali e Patronati fondamentali per l’erogazione del welfare” è stato pubblicato su CNA.
