Tra il 1995 e il 2025 l’economia italiana è cresciuta del 22,4%, meno della metà della Germania e molto meno di Francia e Spagna. Una performance che evidenzia un ritardo strutturale: rispetto alla media dell’area euro, il Pil potenziale risulterebbe inferiore di circa 400 miliardi di euro.
Secondo l’analisi della Confederazione, le cause non sono legate alla dimensione delle imprese, ma a fattori sistemici che frenano produttività e investimenti: burocrazia e inefficienze della pubblica amministrazione, basso tasso di occupazione soprattutto tra giovani e donne, crisi demografica e invecchiamento della popolazione, livello ancora insufficiente di formazione del capitale umano e fuga dei talenti verso l’estero.
A pesare sulla competitività dell’Italia anche il costo elevato dell’energia, il debito pubblico, la scarsa attrattività per gli investimenti esteri e un deficit infrastrutturale rispetto ai principali Paesi europei.
Le proposte della CNA per rilanciare la crescita, riprese in un articolo pubblicato su Italia Oggi, prevedono una strategia organica basata su semplificazione amministrativa, riforma del mercato del lavoro, politiche fiscali più premiali per le imprese che investono, sostegno al passaggio generazionale, rafforzamento dell’accesso al credito e dell’internazionalizzazione, oltre a una riforma del sistema energetico per ridurre i costi e favorire le rinnovabili.
L’obiettivo è rimuovere gli ostacoli strutturali che limitano la competitività e creare condizioni più favorevoli per lo sviluppo delle imprese e dell’economia italiana.
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