- A dieci anni dalla Legge Gadda, istituzioni, imprese e rappresentanti del terzo settore si sono riuniti oggi a piazza di Pietra per fare il punto sulla lotta allo spreco alimentare;
- A Roma, 250mila persone sono in condizioni di insicurezza alimentare, con 400mila persone potenzialmente esposte;
- Lo spreco domestico rappresenta la quota più rilevante, costi medi tra i 3 e i 6 euro per ogni chilo di cibo eliminato.
A Roma vengono sprecate ogni anno circa 260.000 tonnellate di alimenti, pari a 700 tonnellate di alimenti al giorno, per un valore economico complessivo che si attesta sui 700 milioni di euro. Un paradosso drammatico se si considera che nella Capitale sono circa 250mila le persone in condizioni di insicurezza alimentare. Lo spreco domestico rappresenta la quota più rilevante di questo fenomeno, con costi medi stimati tra i 3 e i 6 euro per ogni chilogrammo di cibo eliminato.
Sono i dati emersi dal confronto che CNA Roma ha promosso oggi presso la Camera di Commercio di Roma a Piazza di Pietra, evento dal titolo “Economia del recupero e contrasto allo spreco alimentare” organizzato in collaborazione con Slow Food Roma. Istituzioni, imprese e organizzazioni del terzo settore si sono riunite per fare il punto, a dieci anni dall’introduzione della Legge Gadda, sullo spreco alimentare, individuando le nuove azioni necessarie per ridurre le perdite lungo la filiera, semplificare le procedure di recupero e trasformare il cibo non consumato in una risorsa contro la povertà alimentare.
“Per CNA Roma il contrasto allo spreco alimentare rappresenta non solo una sfida sociale, ma anche un tema economico e culturale che coinvolge direttamente le imprese dell’agroalimentare, della distribuzione e della ristorazione”, ha dichiarato Mauro Secondi, Presidente CNA Agroalimentare Roma. “Favorire il recupero delle eccedenze significa valorizzare risorse, ridurre gli sprechi e contribuire alla costruzione di una comunità più inclusiva e sostenibile”.
“Lo spreco alimentare costa, ai Paesi dell’Unione Europea, oltre 130 miliardi di euro all’anno: una cifra notevole. Limitare questo fenomeno – spiega Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma – vuol dire non solo avere risorse economiche per altri utilizzi, ma ridurre gli sprechi per ciascuna delle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di prodotti. È, dunque, in linea con il modello emergente di economia circolare. Un modello che è in grado di favorire lavoro, innovazione e crescita, promuovendo un uso sostenibile delle materie prime. Si tratta di un tema che riguarda direttamente il mondo produttivo dove la sostenibilità è, sempre più, non solo un vincolo in termini di aggravio di costi, ma un’importante opportunità per raggiungere una maggiore competitività di mercato”.
Tra le urgenze emerse dal confronto, anche la necessità di sburocratizzare ulteriormente i passaggi che permettono alle aziende, dai piccoli produttori artigiani fino ai ristoratori e alla media distribuzione, di donare il cibo invenduto in totale sicurezza, così da trasformare lo spreco in economia del recupero, con l’obiettivo non solo di sostenere le fasce più fragili della popolazione, ma favorire anche la transizione green e l’incremento della sostenibilità delle filiere.
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