Un settore in forte crescita, sempre più centrale per l’economia italiana, ma ancora caratterizzato da fragilità economiche, redditi discontinui e un sistema di welfare non adeguato alle trasformazioni del lavoro autonomo. È questa la fotografia emersa dal seminario “Professionisti, lavoro, previdenza e welfare: verso una nuova stagione di riforme”, promosso da CNA Professioni e riservato al Consiglio Nazionale CNA Professioni, alle associazioni professionali e ai rappresentanti dei territori CNA, svoltosi ieri presso la sede nazionale della Confederazione a Roma.
L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto politico, economico e giuridico sul futuro delle professioni e sulla necessità di una riforma organica del welfare dedicato ai professionisti iscritti alla Gestione Separata.
In Italia i lavoratori indipendenti sono circa 4,8 milioni, pari al 25,2% dell’occupazione complessiva. All’interno di questo universo, i professionisti non ordinistici disciplinati dalla legge 4/2013 sono oltre 1,1 milioni, pari al 4,6% dell’occupazione totale e al 30,1% delle professioni intellettuali, con una crescita del +49,3% tra il 2009 e il 2024.
Ad aprire i lavori è stato il Presidente CNA Professioni, Fabio Massimo:
«Il lavoro professionale è oggi una componente essenziale del nostro sistema produttivo, ma il sistema di tutele non ha tenuto il passo. Parliamo di oltre un milione di professionisti che contribuiscono alla crescita economica del Paese senza vedere ancora riconosciuti diritti adeguati. Serve una riforma strutturale che affermi un principio chiaro: a parità di contribuzione devono corrispondere pari diritti».
Nel corso della giornata sono intervenuti Cristiana Alderighi, Responsabile Nazionale CNA Professioni, Maurizio De Carli, Responsabile Dipartimento Relazioni Sindacali CNA, Antonio Murzi, Responsabile Centro Studi CNA, il professor Marco Leonardi, docente di Economia Politica all’Università di Milano, e il professor Michele Faioli, docente di Diritto del Lavoro all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Dall’analisi economica è emersa la forte trasformazione del lavoro professionale negli ultimi anni: nel periodo 2015–2024 la presenza femminile è cresciuta del +90,6%, quasi il doppio rispetto a quella maschile, mentre gli under 50 rappresentano oggi il 67% del totale. Tuttavia, il reddito medio dei professionisti si attesta intorno ai 18.000 euro annui, evidenziando una condizione di fragilità economica e reddituale spesso aggravata dalla discontinuità lavorativa.
«I numeri mostrano che il lavoro autonomo professionale è ormai una componente strutturale dell’economia italiana – ha evidenziato il professor Marco Leonardi – ma anche che esiste un forte squilibrio tra crescita delle professioni e qualità delle tutele. Redditi bassi e discontinui, difficoltà di accesso al welfare e instabilità contributiva rischiano di tradursi in una nuova area di vulnerabilità sociale., Il contesto demografico è critico: popolazione in calo e invecchiamento. Questo rende difficile sostenere il welfare, di conseguenza non esistono soluzioni gratuite. Ogni ampliamento del welfare ha un costo».
Nel dibattito è emerso come il welfare italiano continui a essere costruito prevalentemente sul modello del lavoro dipendente, risultando spesso poco adatto alle partite IVA e alle nuove forme di lavoro autonomo. Tra le criticità più evidenziate: burocrazia, ritardi nei pagamenti, periodi senza lavoro e frammentazione della rappresentanza, che indebolisce il peso politico dei professionisti.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla previdenza e alla Gestione Separata INPS, considerata da molti relatori un sistema ancora insufficiente e spesso penalizzante. Al centro del confronto il tema delle future pensioni, rese fragili dalla combinazione tra bassi redditi e discontinuità contributiva.
«Il sistema contributivo introdotto dalle riforme degli ultimi decenni rende difficile intervenire sulle regole previdenziali in modo tradizionale – ha sottolineato il professor Michele Faioli, che ha aperto il suo intervento con la citazione dell’articolo 35 della Costituzione con il quale la Repubblica Italiana si impegna a tutelare il lavoro “in tutte le sue forme e applicazioni” –. Per questo la vera sfida oggi è costruire continuità contributiva e strumenti integrativi capaci di accompagnare le carriere professionali discontinue. Serve un welfare moderno, pensato sulle reali caratteristiche del lavoro autonomo contemporaneo».
Tra le proposte emerse nel corso del seminario, particolare attenzione è stata dedicata alla necessità di:
- estendere e semplificare le tutele per malattia, maternità e continuità reddituale;
- rafforzare gli strumenti di sostegno previsti per gli iscritti alla Gestione Separata;
- sviluppare un sistema di welfare “a doppio pilastro”, fondato su una base previdenziale obbligatoria INPS e su forme integrative dedicate a pensione, sanità e sostegno al reddito;
- valorizzare il ruolo della rappresentanza e della contrattazione collettiva come strumenti di protezione e sviluppo delle professioni.
Nel confronto si è parlato anche delle trasformazioni determinate dalla tecnologia e dalle piattaforme digitali, che stanno modificando profondamente il lavoro professionale. Le nuove normative europee e nazionali tendono sempre più spesso ad assimilare alcune forme di lavoro autonomo al lavoro subordinato, aprendo scenari complessi: da un lato nuove opportunità, dall’altro il rischio di ulteriore precarizzazione.
Il seminario ha inoltre evidenziato alcuni nodi strutturali del sistema italiano: l’invecchiamento della popolazione, le difficoltà di sostenibilità del welfare nel lungo periodo e gli squilibri fiscali che gravano soprattutto sul lavoro.
A chiudere i lavori è stata la Vicepresidente Nazionale CNA, Nives Canovi:
«Il settore dei liberi professionisti rappresenta uno sguardo sul futuro del lavoro e della nostra associazione. È sempre più spesso la porta d’ingresso nel mondo professionale per molti giovani e uno spazio capace di intercettare nuove competenze e nuovi bisogni. Per questo è fondamentale costruire un sistema di tutele più equo, moderno e realmente aderente alle trasformazioni del lavoro contemporaneo».
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