Rafforzare l’occupazione giovanile e sostenere il ricambio generazionale

Rafforzare l’occupazione giovanile, sostenere il ricambio generazionale nelle imprese e programmare meglio i flussi migratori qualificati. Sono questi i principali temi richiamati da Antonio Licchetta, responsabile politiche sociali e previdenziali di CNA nel corso dell’iniziativa promossa da Noi Moderati dedicati a giovani, demografia e politiche migratorie.

Nel suo intervento, Licchetta ha sottolineato come la questione giovanile sia ormai strettamente legata alla tenuta sociale ed economica del Paese. Al 1° gennaio 2026 i giovani tra i 20 e i 34 anni sono circa 9,3 milioni, 160mila in meno rispetto al 2019. A questo dato si aggiunge la presenza di circa un milione e mezzo di giovani che non studiano e non lavorano, mentre le imprese continuano a faticare nel reperire competenze adeguate.

Per CNA la priorità è intervenire sulla formazione, rendendola più coerente con i fabbisogni produttivi, rafforzando le competenze tecniche, digitali e finanziarie e favorendo percorsi di qualificazione professionale capaci di accompagnare i giovani verso il lavoro e l’impresa.

Un passaggio centrale è stato dedicato alla trasmissione d’impresa. In un sistema produttivo composto in larga parte da piccole e piccolissime imprese, spesso familiari, il passaggio generazionale rappresenta una sfida decisiva. Con il 33% degli imprenditori con più di 60 anni, il rischio è che attività sane chiudano non per assenza di mercato, ma per l’impossibilità di trasferire ai giovani competenze, relazioni e saper fare.

Tra le criticità evidenziate figurano l’accesso al credito per i giovani aspiranti imprenditori, incentivi pubblici troppo concentrati sulle nuove startup innovative e poco orientati alla continuità aziendale, oltre a una burocrazia ancora troppo lenta e onerosa. Per questo CNA propone di adattare strumenti esistenti, come la Nuova Sabatini e il Fondo di Garanzia per le Pmi, anche alla trasmissione d’impresa.

Licchetta ha poi richiamato la necessità di restituire piena dignità culturale al lavoro manuale e artigiano. In una fase segnata dall’intelligenza artificiale, proprio il lavoro creativo, tecnico e non ripetitivo può rappresentare uno degli ambiti meno sostituibili dalle macchine e più attrattivi per le nuove generazioni.

Sul fronte del mercato del lavoro, il paradosso è evidente: molti giovani restano fuori da scuola e occupazione, mentre nel 2025 quasi sei imprese artigiane su dieci, il 59,7%, non sono riuscite a reperire i profili necessari, in particolare saldatori, meccanici, addetti alle macchine utensili, autotrasportatori e impiantisti.

In questo quadro, CNA considera strategica anche una programmazione più efficace dei flussi migratori, accompagnata da percorsi di formazione pre-partenza. Licchetta ha ricordato i progetti pilota promossi da CNA con partner italiani ed europei, in particolare nell’area mediterranea, per preparare competenze professionali, linguistiche e civiche già nei Paesi d’origine.

L’obiettivo non è semplicemente “portare lavoratori” in Italia, ma costruire percorsi di inserimento capaci di rappresentare un investimento positivo per l’impresa e un cammino di dignità per la persona. Solo così giovani italiani e stranieri potranno contribuire alla produttività, al ricambio generazionale e alla coesione sociale del Paese

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