Manovra: CNA Sicilia, subito 100 milioni per le imprese

Si usino le risorse per affrontare la grave crisi energetica

Cento milioni di euro. È la cifra che CNA Sicilia chiede al Governo regionale e all’Assemblea Regionale Siciliana di stanziare, nell’ambito della manovra correttiva in discussione a Palazzo dei Normanni, per sostenere le imprese siciliane schiacciate dall’aumento insostenibile dei costi dell’energia e dei carburanti.

A lanciare l’allarme è l’organizzazione che rappresenta il mondo dell’artigianato e della piccola e media impresa dell’Isola. La richiesta è trasversale a tutti i comparti produttivi: dall’autotrasporto, che paga il gasolio a prezzi ormai fuori controllo, all’agricoltura e alla pesca, fino ai piccoli artigiani, ai bar, ai ristoranti, ai panifici e a tutte quelle microimprese che costituiscono l’ossatura del tessuto economico siciliano.

Una situazione paradossale in considerazione del fatto che la Sicilia è allo stesso tempo la prima regione in Italia per produzione di energia e quella in cui la stessa viene venduta al prezzo più alto.

«La manovra in discussione all’ARS deve servire per dare una risposta concreta a migliaia di imprese che stanno letteralmente resistendo, giorno dopo giorno, a una crisi energetica senza precedenti», dichiara Filippo Scivoli, Presidente di CNA Sicilia. «Servono 100 milioni, non elemosine sparse. Il Governo e il Parlamento regionale non disperdano le risorse disponibili in mille rivoli: abbiamo bisogno di un intervento strutturale, immediato e facilmente accessibile, capace di arrivare davvero alle micro e piccole imprese, che sono le più esposte e le meno attrezzate per assorbire aumenti di costo di questa portata».

Le risorse devono essere concentrate su un pacchetto unico, con procedure semplificate e tempi certi di erogazione, per evitare che l’ennesima emergenza si trasformi in una tragedia.

«Il quadro è drammatico e non riguarda solo l’autotrasporto», aggiunge Piero Giglione, Segretario regionale di CNA Sicilia. «Gli aumenti dei costi energetici stanno mettendo in ginocchio panifici, ristoranti, laboratori artigiani, imprese agricole e della pesca. Sono attività che operano con margini risicati e che non possono scaricare i rincari sui prezzi finali. Se non interveniamo subito, il rischio concreto è la chiusura di migliaia di imprese, con un impatto devastante sull’occupazione e sulla tenuta sociale delle nostre comunità».

Chiediamo, quindi, sia lo stanziamento necessario che l’apertura di un tavolo di confronto con Governo e Parlamento regionali per definire criteri di accesso semplici, tempi rapidi di liquidazione e strumenti di monitoraggio sull’effettiva ricaduta delle risorse sulle imprese destinatarie. Se non si ascolta il grido d’allarme del tessuto produttivo saremo costretti a portare le imprese in piazza.

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