La riforma degli ordinamenti professionali non deve restringere il campo delle attività oggi liberamente esercitate né escludere dal mercato professionisti che hanno costruito nel tempo competenze ed esperienza. È la richiesta di CNA Professioni presentata in audizione alla Commissione Giustizia della Camera sul disegno di legge delega A.C. 3068.
Il provvedimento riguarda le professioni organizzate in ordini e collegi, ma la ridefinizione delle attività riservate può incidere anche su oltre 1,1 milioni di professionisti non ordinistici. Una realtà in forte crescita: tra il 2015 e il 2024 i professionisti iscritti alla Gestione Separata sono aumentati del 68%, con un incremento della componente femminile del 90,6%.
CNA non mette in discussione le attività già riservate dalla legge agli iscritti agli albi. Chiede però che l’attribuzione di competenze a una professione ordinistica non si traduca automaticamente nel diritto esclusivo di esercitarle. Eventuali nuove riserve devono essere giustificate da concrete esigenze di interesse generale e sottoposte a una rigorosa verifica di necessità e proporzionalità.
La qualità delle prestazioni e la tutela dei cittadini possono essere garantite anche attraverso formazione permanente, certificazione delle competenze, attestazioni professionali, norme tecniche UNI e obblighi di trasparenza, strumenti già previsti dalla legge 4/2013.
Digitalizzazione e intelligenza artificiale rendono sempre più frequente l’utilizzo delle stesse competenze in ambiti professionali diversi. La riforma deve accompagnare questa evoluzione, valorizzando la qualificazione e tutelando chi già esercita legittimamente attività non riservate. Per CNA va preservato un principio fondamentale: le attività che la legge non riserva espressamente sono libere.
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