“Il sistema CNA deve essere orgoglioso del proprio ruolo: siamo noi a dover stimolare il riavvicinamento dei giovani verso il mondo della rappresentanza. È fondamentale che le nuove generazioni tornino a considerare l’essere imprenditore, e in particolare imprenditore artigiano, come un percorso stimolante e vitale per il nostro Paese”. Lo ha detto il Segretario Generale della CNA, Otello Gregorini, nel corso della tavola rotonda “Le nuove imprese tra innovazione e futuro” che ha aperto la IX edizione del Premio Cambiamenti.
Secondo Gregorini l’innovazione è senz’altro un contributo essenziale per dare prospettiva alle aziende, ma oggi non basta. “Viviamo in una fase in cui l’unico elemento certo è l’incertezza, e l’incertezza è il peggior nemico di chi fa impresa – ha chiarito – questo in particolare per le Pmi che per loro natura dimensionale non possono cambiare rotta continuamente a causa di indicazioni poco chiare”. “A differenza della grande industria – ha aggiunto – per noi il territorio è un legame imprescindibile: noi siamo lì e lì rimaniamo, nel bene e nel male. Siamo un presidio sociale ed economico: se il territorio è ricco e sano, lo è anche l’impresa, e viceversa”.
Gregorini ha poi ha sottolineato come il nostro Paese continui a ragionare troppo solo in termini di grande impresa ma – ha chiosato – “è indispensabile che le piccole e piccolissime imprese – che costituiscono l’ossatura del nostro sistema produttivo – tornino al centro delle scelte di governo”. “Noi – ha detto rispondendo alle sollecitazioni del dibattito – siamo competitivi perché le nostre imprese fanno ricerca ogni singolo giorno, anche se non sempre la certificano formalmente: senza innovazione quotidiana, non resterebbero sul mercato”. “A voi imprese – ha infine augurato il Segretario Generale – che siete arrivate fin qui superando una selezione durissima tra oltre mille candidati, voglio dirvi: siate orgogliose di ciò che fate, ma restate umili nell’apprendere, perché c’è sempre da imparare”.
Il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, ha sottolineato “il paradosso tutto italiano: nonostante le statistiche internazionali ci vedano indietro negli investimenti in innovazione e la nostra crescita sia spesso contenuta, restiamo uno dei Paesi più competitivi sui mercati internazionali”. Questo è possibile grazie a tre elementi: “La forza delle filiere e dei sistemi territoriali (le grandi imprese possono esportare perché sono dentro a grandi filiere dove le Pmi sono assolutamente presenti); la personalizzazione del prodotto (a differenza dei modelli tedesco o francese, basati sulla standardizzazione, l’impresa italiana eccelle nel prodotto ‘su misura’); la presenza di un tessuto associativo diffuso ( far parte di un’associazione non è una formalità, ma un valore di competitività)”. “Ci sono tre sfide strategiche per il nuovo scenario globale – ha concluso – mettere le persone al centro dell’innovazione; creare nuovi modelli di finanza per la piccola impresa per sostenere investimenti di scala; dar vita a un ponte tra ricerca e piccole imprese”.
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