Francesca Petrini al Tg3: filiera dell’olio a rischio

“Le nostre imprese si sono trovate nell’impossibilità di essere competitive, perché avevano già pagato un prezzo all’origine elevato e oggi si ritrovano nella condizione di non poter vendere il prodotto senza svenderlo”. È l’allarme lanciato da Francesca Petrini, presidente nazionale di CNA Agroalimentare, intervistata dal Tg di Rai 3 per raccontare una crisi che sta mettendo in ginocchio l’intera filiera olivicolo-olearia italiana.

Nel servizio, andato in onda nell’edizione delle 19, Petrini ha evidenziato come il comparto stia affrontando una situazione senza precedenti. A poche settimane dall’avvio della nuova campagna olearia, molti frantoi italiani hanno ancora le cisterne piene di olio invenduto della stagione passata. Una condizione che sta generando un duplice problema: da un lato la mancanza di spazi per stoccare il nuovo prodotto, dall’altro una grave crisi di liquidità che impedisce alle aziende di affrontare con serenità la prossima raccolta.

Le associazioni dei frantoiani denunciano infatti magazzini saturi, risorse finanziarie praticamente azzerate e il rischio concreto di non riuscire a ritirare olive e olio nella prossima campagna. Una situazione aggravata dal crollo dei prezzi di mercato. Molte imprese avevano acquistato olive e olio all’inizio della scorsa stagione a quotazioni particolarmente elevate, comprese tra i 9 e i 10 euro al chilogrammo, ma oggi si trovano a dover fare i conti con un mercato che non riconosce più quei valori e che, in molti casi, costringerebbe a vendere in perdita.

Secondo il settore, a pesare è stata anche la forte presenza di prodotto proveniente dall’estero, che avrebbe contribuito ad aumentare l’offerta disponibile e a comprimere ulteriormente i prezzi. A questo si sommano i rincari strutturali che continuano a colpire le imprese, dall’energia alla logistica fino ai costi di gestione dei sottoprodotti della lavorazione.

Nel corso dell’intervista al Tg3, sono state richiamate l’attenzione sulle altre criticità che stanno mettendo a dura prova l’olivicoltura italiana: la siccità, gli effetti dei cambiamenti climatici, le fitopatie e una concorrenza internazionale sempre più aggressiva. Fattori che incidono direttamente sulla redditività delle aziende agricole e sulla capacità di programmare investimenti e produzioni future.

La preoccupazione più grande riguarda però la prossima raccolta. Se i frantoi non riusciranno a smaltire le giacenze e a recuperare liquidità, il rischio è che non siano in grado di ritirare le olive dai produttori. In quel caso la crisi si estenderebbe rapidamente a tutta la filiera, coinvolgendo olivicoltori, lavoratori e territori. Come evidenziato nel servizio televisivo, molti produttori potrebbero trovarsi costretti a rinunciare alla raccolta per evitare costi non sostenibili, con il paradosso di lasciare le olive sugli alberi.

Le associazioni di categoria lamentano inoltre una condizione di sostanziale isolamento istituzionale, sottolineando l’esclusione dei frantoiani dal Tavolo Olio del Masaf dello scorso 14 luglio e da diversi tavoli regionali dedicati alla programmazione dei futuri bandi di settore. Da qui la richiesta di un confronto immediato con il Governo e le Regioni.

Le organizzazioni rappresentative del comparto chiedono con urgenza la convocazione di un tavolo di crisi nazionale, una moratoria bancaria sulle esposizioni delle imprese, misure straordinarie per liberare le giacenze e ripristinare la liquidità delle aziende e il coinvolgimento stabile dei frantoiani nei processi decisionali che riguardano il futuro della filiera.

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