Crisi energetica e geopolitica, Scivoli (Cna Sicilia): “A rischio intere filiere e migliaia di imprese. Servono azioni urgenti”

L’allarme del presidente al TGR Sicilia: costo dell’energia insostenibile per autotrasporto, meccatronica, ceramiche, lavanderie e centri estetici. La richiesta alla politica: riduzione bollette, accesso al credito e fiscalità di vantaggio.

La crisi energetica non è più un’emergenza futura, ma una realtà quotidiana che sta mettendo in ginocchio le piccole e medie imprese siciliane. A lanciare l’allarme, con parole nette e senza giri di parole, è stato il presidente di Cna Sicilia, Filippo Scivoli, intervenuto ai microfoni del TGR Sicilia.

“Le tensioni geopolitiche e i conflitti in corso stanno generando una crisi energetica senza precedenti – ha dichiarato Scivoli – che rischia di mettere in crisi intere filiere produttive e tanti mestieri. Dall’autotrasporto alla meccatronica, dalle vetrerie alla lavorazione delle ceramiche, dalle lavanderie industriali ai centri estetici: nessun settore è immune”.

Secondo il presidente di Cna Sicilia, l’aumento incessante del costo dell’energia sta erodendo margini di guadagno già risicati, costringendo molte imprese artigiane a lavorare in perdita o, nei casi più gravi, a sospendere l’attività. “Parliamo di realtà che rappresentano l’ossatura del nostro tessuto economico e sociale – ha sottolineato – e che rischiano di chiudere per effetto di una bolletta che non riescono più a pagare”.

Un effetto domino su tutta l’economia regionale

Le ricadute, avverte Scivoli, non si limitano ai singoli comparti. L’aumento dei costi energetici si traduce in un rincaro a cascata su materie prime, logistica e servizi, con conseguenze pesanti sull’intera catena del valore. “Quando un’impresa di autotrasporto deve aumentare le tariffe per via del gasolio, o una lavanderia industriale non può più trattare i tessuti per gli alberghi e i ristoranti, il problema diventa sistemico. Si innesca un effetto domino che finisce per penalizzare l’intera economia regionale”.

Particolarmente esposti, secondo il presidente Cna Sicilia, sono i settori ad alta intensità energetica come la lavorazione del vetro e della ceramica, ma anche comparti tradizionalmente artigiani come i centri estetici, dove l’uso di apparecchiature elettromedicali e condizionatori incide pesantemente sul conto economico.

Le richieste alla politica: tre priorità

Di fronte a uno scenario così critico, Cna Sicilia non si limita a denunciare, ma avanza precise richieste alla politica, nazionale e regionale. Scivoli ha indicato tre direttrici di intervento:

Riduzione del costo dell’energia – attraverso misure strutturali come lo scorporo degli oneri generali di sistema, il potenziamento delle fonti rinnovabili e la definizione di un prezzo calmierato per le piccole imprese.

Accesso al credito – con la creazione di linee di finanziamento dedicate e a tasso agevolato per sostenere la liquidità delle imprese artigiane, spesso prive della capacità di negoziazione delle grandi aziende.

Fiscalità di vantaggio – introducendo crediti d’imposta mirati per i settori più energivori e meccanismi di defiscalizzazione degli investimenti in efficienza energetica.

“Non chiediamo assistenzialismo – ha precisato Scivoli – ma strumenti concreti per permettere alle nostre imprese di rimanere competitive. La politica deve agire subito, con misure urgenti e mirate, perché il tempo delle parole si è esaurito”.

Un futuro sostenibile passa dalle piccole imprese

Il presidente di Cna Sicilia ha infine richiamato l’attenzione sul ruolo strategico dell’artigianato e della piccola impresa per lo sviluppo sostenibile dell’isola. “Le nostre aziende sono spesso le più virtuose in termini di efficienza e innovazione, ma da sole non possono farcela. Servono scelte coraggiose e una visione di lungo periodo che metta al centro il sostegno al sistema produttivo diffuso”.

L’appello di Cna Sicilia si rivolge in particolare alla Regione Siciliana e al governo nazionale, affinché si attivino con urgenza su un fronte che non ammette rinvii. “Ogni giorno che passa – ha concluso Scivoli – è un’impresa in meno e un pezzo di economia reale che scompare”.

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