l governo nazionale rimodula gli incentivi togliendo 50 milioni alle famiglie e alle imprese per destinarli alla Pubblica Amministrazione. Un cambio di rotta che, secondo CNA Sicilia, rischia di penalizzare un territorio già in forte ritardo sugli interventi di riqualificazione energetica.
La notizia arriva dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica: per il 2026 il tetto complessivo del Conto Termico resta fissato a 900 milioni di euro, ma cambia la distribuzione interna. La quota destinata ai privati (famiglie e imprese) scende da 500 a 450 milioni, mentre quella riservata alla Pubblica Amministrazione sale di conseguenza.
Un rimpasto da 50 milioni che, a prima vista, potrebbe sembrare un semplice aggiustamento tecnico. Ma per CNA Sicilia si tratta di un segnale preoccupante, soprattutto in un contesto già segnato da forte incertezza: il portale del GSE è stato più volte chiuso o rallentato, la domanda di incentivi resta elevata e le regole cambiano con una frequenza che rende difficile qualsiasi pianificazione.
Così si bloccano gli investimenti nell’Isola
Il Conto Termico è uno strumento essenziale per promuovere l’efficienza energetica, in particolare per le piccole imprese e le famiglie. Togliere risorse al comparto privato per dirottarle sulla PA, per quanto importante, rischia di frenare un mercato già fragile, come quello siciliano, dove gli interventi di riqualificazione sono spesso frenati da redditi bassi, accesso limitato al credito e burocrazia complessa.
Secondo CNA, la stabilità delle regole è la vera leva per far decollare gli investimenti privati. Le imprese siciliane che operano nel settore dell’installazione di caldaie a condensazione, pompe di calore, schermature solari e impianti a biomasse hanno bisogno di orizzonti certi. Ogni riprogrammazione in corsa genera disorientamento e blocca le decisioni d’investimento.
Un mercato già in affanno
Negli ultimi mesi, il mondo degli incentivi energetici ha vissuto una fase di turbolenza: chiusure improvvise del portale GSE, modifiche ai requisiti tecnici e alle tempistiche di presentazione delle domande hanno creato un clima di sfiducia diffusa. L’ulteriore rimodulazione del Conto Termico per il 2026 rischia di essere la goccia che fa traboccare il vaso.
La Pubblica Amministrazione siciliana ha certamente bisogno di efficientare i propri edifici ma non si può pensare di farlo a scapito delle famiglie e delle piccole imprese. Serve un vero potenziamento delle risorse, non una redistribuzione che penalizza i privati. Altrimenti, l’efficienza energetica resterà un privilegio per pochi.



