Un freno deciso al falso artigianato. Con l’articolo 16 della legge 34/2026, chi utilizza indebitamente il termine “artigianato” o richiami all’artigianalità dei propri prodotti senza essere iscritto all’albo provinciale delle imprese artigiane rischia sanzioni amministrative a partire da 25mila euro, fino all’1% del fatturato. Una svolta normativa che Cna Sicilia accoglie con grande favore, soprattutto in un territorio come l’isola, dove la contraffazione e l’abusivismo nel settore rappresentano una piaga che danneggia le nostre imprese.
La nuova disposizione modifica i commi ottavo e nono dell’articolo 5 della legge quadro per l’artigianato (n. 443/1985), introducendo un principio semplice ma rivoluzionario: nessuna impresa può definirsi artigiana o presentare i propri prodotti come artigianali se non è effettivamente iscritta all’albo e se non produce o realizza direttamente quanto promesso. Il divieto vale anche per consorzi e società consortili non iscritti all’apposita sezione dell’albo.
La competenza sanzionatoria è affidata alle autorità regionali, che dovranno adeguare la propria legislazione entro i termini previsti. L’importo minimo della sanzione – 25mila euro per ogni violazione – è stato pensato per avere un effetto deterrente reale, specie nei confronti di quelle realtà che, senza alcun titolo, sfruttano il richiamo al “fatto a mano” e alla tradizione per trarre in inganno i consumatori.
La voce di Cna Sicilia: “Un’arma per la legalità”
“L’artigianato autentico è il cuore pulsante dell’economia siciliana – dichiara Filippo Scivoli, presidente di Cna Sicilia –. Dalle botteghe di ceramica di Caltagirone ai laboratori di ricamo di Erice, dalla lavorazione del corallo a quella del ferro battuto: c’è un patrimonio di competenze e passione che troppo spesso viene calpestato da chi si improvvisa artigiano. Questa legge restituisce dignità e valore al nostro lavoro. Per anni abbiamo chiesto sanzioni credibili: ora ci sono. È un segnale fortissimo per tutto il Paese, ma per la Sicilia è una svolta epocale”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Piero Giglione, segretario di Cna Sicilia: “L’abusivismo nel settore artigiano non è solo un danno economico per le imprese regolari, ma un inganno per i consumatori e un freno alla crescita della qualità. Quanti ‘finti artigiani’ abbiamo visto spacciare prodotti industriali come pezzi unici? Quante sagre e mercatini invasi da merce standardizzata venduta come ‘artigianato locale’? La legge 34/2026 ci dà finalmente gli strumenti per contrastare questo fenomeno”.
Impatto sulla Sicilia: un mercato da ripulire
L’isola, meta di flussi turistici crescenti e tradizionalmente ricca di micro e piccole imprese artigiane, è da sempre un terreno fertile per l’abusivismo. Souvenir di dubbia origine, prodotti definiti “tipici” ma realizzati altrove, laboratori stagionali senza iscrizione all’albo: fenomeni che la nuova legge mira a estirpare.
Cna Sicilia annuncia fin d’ora iniziative di informazione e formazione per gli associati. L’obiettivo è chiaro: fare in modo che l’etichetta “artigianato” torni a essere una garanzia per chi compra e una conquista per chi lavora davvero con le mani, la testa e il cuore.



