Il 26 ottobre scorso il Consiglio dell’Unione europea ha approvato una posizione negoziale parziale sulla PAC successiva al 2027 che rende facoltativo per gli Stati membri il sostegno alla conversione e al mantenimento degli aiuti al biologico. Una scelta che solleva forti preoccupazioni e che rischia di indebolire uno dei settori più strategici per la sostenibilità dell’agricoltura europea mentre i governi di ciascun Paese avranno maggiore flessibilità e potranno, quindi, prevedere uno specifico sostegno all’agricoltura biologica certificata.
Le aziende biologiche affrontano costi produttivi più elevati, rese generalmente inferiori rispetto all’agricoltura convenzionale e investimenti che maturano nel lungo periodo. Il passaggio al biologico richiede infatti un percorso di conversione che può durare due o tre anni. Senza strumenti di sostegno stabili e prevedibili, molte imprese rischiano di abbandonare il percorso intrapreso, mentre altre potrebbero rinunciare a investire.
Il tema non riguarda soltanto la competitività delle aziende. Il biologico produce benefici collettivi che il mercato da solo non remunera adeguatamente: tutela della fertilità dei suoli, conservazione della biodiversità e maggiore resilienza ai cambiamenti climatici. Obiettivi che appaiono ancora più urgenti dopo un’estate segnata da eventi estremi e pesanti perdite per il settore agricolo.
I dati Ismea confermano la necessità di mantenere un sostegno pubblico efficace. A fronte di consumi biologici in crescita del 9,2%, le superfici coltivate a bio diminuiscono del 5,4%, mentre gli ettari in conversione registrano un crollo del 24,4%. Parallelamente, le importazioni di prodotti biologici aumentano del 25%. Un segnale evidente: se l’offerta nazionale si riduce, la domanda viene soddisfatta da produzioni provenienti dall’estero.
Inoltre, in un mercato unico europeo, dove le imprese competono tra loro, questa impostazione rischia di creare significative disparità competitive e nuove distorsioni.
Positiva, invece, la posizione dell’Italia sulla condizionalità sociale. Collegare gli aiuti al rispetto delle norme in materia di lavoro, salute e sicurezza rappresenta una scelta di equità nei confronti delle imprese che rispettano le regole e investono nella qualità del lavoro.
Per queste ragioni è necessario che il Governo italiano garantisca il mantenimento di un sostegno concreto al biologico nell’ambito delle future azioni agroa-ambientali, promuova in sede europea l’introduzione di un livello minimo comune di aiuti per evitare squilibri tra Stati membri e assicuri continuità alle aziende già impegnate nel percorso di conversione.
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